Si attaccano a distanza,tra comunicato stampa e post su Facebook,l’on.Pippo Gennuso,da una parte,e il giornalista Paolo Borrometi,dall’altra.

Spunta così,in questa prima domenica d’agosto,una “querelle” che denuncia pubblicamente affari ipotetici di un “sistema politico,giudiziario e giornalistico” nella provincia di Siracusa di cui ne parleremo più avanti..

Ripetiamo “ipotetico”,perché ciò che riporta il giornalista Paolo Borrometi non sono “dichiarazioni di poco conto“.

Riportiamo un estratto del post, scritto sulla Pagina Ufficiale di Facebook,da Paolo Borrometi:

<<Il deputato condannato torna in Parlamento e querela me…
Ieri, invece di entrare nel merito delle accuse per le quali ha patteggiato (l’accusa era soldi in cambio della ripetizione delle elezioni!), ha annunciato che querelerà me.
Ma lui è un “santo”, una definizione che non è frutto del mio ingegno o della mia creatività, ci mancherebbe altro, ma di amici e parenti del capomafia di Avola.
“U Santo Nostro” lo chiamavano quando – secondo la procura ed i Carabinieri – concordavano con lui il voto di scambio politico mafioso. Successivamente il Tribunale del Riesame ha stabilito che l’accusa di aver comprato i voti fosse giusta, ma non con la mafia bensì con un’associazione di ciclisti, nella quale c’era il genero del capomafia. E ritornò in libertà.>>

IL POST COMPLETO

Se quanto dichiarato dal giornalista,nonché presidente di Articolo21,Paolo Borrometi fosse vero e sfociasse in un processo,si aprirebbe un nuovo scenario catastrofico,ma è lo stesso on.Pippo Gennuso che lo chiede nel comunicato stampa pubblicato dalla nota testata giornalistica Diario1984:

“Allo scopo di fare piena luce sui fatti falsi che dal giornalista Paolo Borrometi vengono attribuiti a me e ai miei congiunti, e che saranno dettagliatamente esposti negli atti di querela e negli atti di giudizio civile, formalmente sarà richiesto che il giudizio venga esteso anche ad accertare la verità o la falsità dei fatti,con conseguente e relativà facoltà per lo stesso Borrometi di fornire ogni elemento di prova e di giudizio”. (qui l’articolo completo)

La nostra opinione è che nessuno dei due abbia la volontà di scoprire le carte e affrontarsi in tribunale(naturalmente speriamo di sbagliarci)e se così fosse e cioè si renderesse tutto pubblico,sarebbe nuovamente coinvolto – in un altro filone d’inchiesta – il Comune di Avola,ma nutriamo forti dubbi!

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