A seguito delle indagini scattate dopo gli spari in un cantiere ad Avola, i Carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Noto, su delega della D.D.A.(direzione distrettuale antimafia)di Catania,hanno individuato i responsabili scoprendo l’esistenza di uno pseudo gruppo criminale che operava nella zona sud della provincia,beneficiando di legami con i clan Trigila di Noto e il presunto clan Crapula di Avola

La parola “presunto” è dovuta dopo l’ennesimo scandolo mediatico scoppiato sui social!

I dettagli dell’operazione illustrati stamane al comando provinciale dei carabinieri di Siracusa, dove si è svolta una conferenza stampa illustrativa dell’operazione,ha precisato che da alcune dichiarazioni delle persone offese ed informate sui fatti, oltre che dalle intercettazioni telefoniche e ambientali e dalle riprese di telecamere, gli investigatori hanno scoperto che il gruppo aveva dato fuoco, il 3 giugno 2017, ai veicoli della ditta incaricata della raccolta differenziata dei rifiuti del comune di RosoliniG.V. Ecologia di Guglielmino Vincenzo, arrestato e imputato per mafia e recentemente deceduto, nonché oggetto di interdittiva antimafia e tuttora sottoposta ad amministrazione giudiziaria. 

Gli incendi alla ditta ecologia tendevano ad ottenere alcune assunzioni.

( Premettiamo che già il cognome Guglielmino era finito nel mirino e processo messo in piedi dalla Procura di Catania,dove Giuseppe Guglielmino,figlio di Vincenzo,gli furono inflitti otto anni di carcere dalla Gup Maria Cristaldi,perchè ritenuto il volto imprenditoriale del clan Cappello,in una intercettazione lo stesso venne a colto a dire:“Io sono Cappello”. I pm della Dda Antonella Barrera e Tiziana Laudani,all’epoca dell’Operazione Penelope,individuarono nel Guglielmino la figura di professionista nel settore dei rifiuti (GeoAmbiente, ndr),ove la cosca avrebbe fatto il salto finanziario;inoltre Guglielmino,secondo la tesi dei p.m., con il supporto di Maria Campagna, partner storica del capomafia Turi Cappello (entrambi processati in quel troncone d’inchiesta,ndr), avrebbe ampliato gli affari fino alla Calabria. )

I carabinieri,nell’operazione svoltasi nella nottata ad Avola,hanno arrestato dieci persone smantellando il gruppo dedito alle estorsioni e allo spaccio di sostanze stupefacenti aggravati dall’avere agito con la finalità di agevolare la mafia.

Sebastiano Amore, detto Jano bum bum (37 anni)
Giuseppe Bianca, detto Jano (34 anni)
Monica Campisi (31 anni)
Concetta Cavarra (33 anni)
Giovanni Di Maria, detto Gallina (30 anni)
Corrado Lazzaro (32 anni)
Paolo Nastasi (36 anni)
Giuseppe Tralongo, detto Peppe Sobà (31 anni)
Corrado Vaccarella, detto Stucciu (24 anni)
Gianluca Vaccarisi, detto Luca Pappaconi (34 anni)

I dieci sono accusati a vario titolo di estorsione, danneggiamento a seguito incendio, associazione finalizzata al commercio, trasporto, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione, porto e cessione di armi clandestine.

Le indagini sono scattate nel febbraio 2017 dopo l’esplosione di colpi di arma da fuoco in un cantiere edile ad Avola,di cui all’epoca non era stato denunciato l’episodio.

Nell’ambito delle indagini, i militari inoltre, hanno sequestrato due chili di droga tra marijuana,hashish e cocaina, un fucile da caccia calibro 12 e una pistola calibro 7,65 entrambe clandestine.

Espletate le formalità di rito,gli arrestati,dopo la notifica dell’ordinanza di custodia cautelare sono stati condotti nei carceri Bicocca di Catania e Cavadonna di Siracusa a disposizione dell’autorità giudiziaria.

a cura della redazione

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Collaboratore giornalistico indipendente,mi occupo di inchiesta sulla mafia e criminalità organizzata. Laureato in Scienze della Comunicazione Executive Master in Scienze Criminologiche Autore del libro Cogito ergo sum...ma non troppo,anno 2015 Autore del libro L'Antistato-Volume I°-L'inizio edito a marzo 2019

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