Palamara & Co.:Nessuno è in carcere!Corsia preferenziale per il CSM.

Palamara & Co.:Nessuno è in carcere!Corsia preferenziale per il CSM.

Il Presidente della Repubblica Mattarella si è presentato davanti al plenum del Csm dopo lo scandalo “Palamara&CO.” e davanti a tutto il Consiglio Superiore della Magistratura,si è espresso agli stessi,affinchè facessero comprendere al Paese “che la Magistratura italiana, e il suo organo di governo autonomo, previsto dalla Costituzione, hanno al proprio interno gli anticorpi necessari e sono in grado di assicurare, nelle proprie scelte, rigore e piena linearità”.

In poche parole:avviare un percorso di autoriforma necessario a ridare autorevolezza e dignità all’organo di autogoverno dei magistrati,è l’unica cura disponibile e indispensabile!

Ma sui social scatta la polemica!

In molti si sentono contrariati a tale forma di “punizione” verso i “giudici”,in quanto:se uno scandalo simile avesse colpito il Parlamento o il governo,lo stesso “quadro sconcertante e inaccettabile” – così definito dallo stesso Presidente nei confronti del Csm – sicuramente non sarebbe bastata “un autoriforma”,ma un bel:

TUTTI A CASA E ANDIAMO ALLE ELEZIONI,ANZI,GOVERNO TECNICO.

Insomma:i “controllori non vanno controllati” e la fatidica bilancia della giustizia che utilizza processi sommari e carcerazioni preventive,non può essere utilizzata contro “questi impostori”,ma solo alla Robespierre:ghigliottine per il popolo.

Democratico, progressista, repubblicano rivoluzionario e seguace delle correnti filosofiche di Jean-Jacques Rousseau, Robespierre non appena eletto deputato negli Stati Generali nel 1789, come rappresentante del Terzo Stato fu subito tra i primi firmatari del giuramento della Palla Corda in cui il Terzo Stato si autoproclamò Assemblea Nazionale Costituente. Durante i due anni di vita 1789-1791 della Costituente, Robespierre si distinse per l’eloquenza e la combattività, battendosi con fermezza per la libertà di stampa, il suffragio universale e l’istruzione gratuita e obbligatoria e contro la pena di morte.

Anni dopo,preoccupato dagli eventi bellici, dai tentativi contro-rivoluzionari e deciso a dare un colpo mortale alla monarchia e all’antico regime, egli decise di sostenere la politica del cosiddetto “Terrore”. Il Terrore mirava ad eliminare fisicamente tutti i possibili rivali della Rivoluzione Francese. Il numero delle vittime causate dal periodo del Terrore (che peraltro durò un solo anno) è tuttavia difficilmente quantificabile, ma pare che sia intorno ai 70.000 uomini, prevalentemente appartenenti alla media borghesia. Altri storici parlano con le approssimazioni del caso di circa 35 000 esecuzioni, delle quali ben 12 000 senza processo e ricordano la metodica cancellazione di ogni forma di dissenso anche mediante l’incarcerazione di circa 100 000 persone (ma alcuni studiosi arrivano addirittura a 300 000) soltanto perché sospettate di attività controrivoluzionaria. Furono ghigliottinati, tra gli altri, Georges Danton e Jacques-René Hébert, popolari capi rivoluzionari e Olympe de Gouges che si batteva attivamente per i diritti delle donne, da sempre negati da Robespierre. Contrario a ogni affievolimento e a ogni tentativo moderato Robespierre, temendo la perdita di un controllo morale, proclamò religione dello stato il culto laico dell’Essere Supremo basato sulle teorie di Rousseau.(fonte Galli Gabriele)

Ecco la critica più aspra all’uso diverso della “legge”:

Perché a nessuno deve sfuggire che non un giudice, nemmeno Palamara, il protagonista di questa storia “sconcertante e inaccettabile” si è fatto un minuto di carcerazione preventiva, sebbene forse il pericolo di inquinamento delle prove possa sussistere più qui che altrove. E a nessuno deve sfuggire, per esempio, che Pietro Tatarella, consigliere regionale di Forza Italia con una bambina di due anni che lo aspetta a casa, è in regime di carcerazione preventiva dal 7 di maggio (oggi è il 22 di giugno) per una piccola storia di corruzione e consulenze. O che, per citare un altro caso scandaloso, il sindaco di Lodi Simone Uggetti abbia passato un mese tra San Vittore e gli arresti domiciliari per un bando truccato di una piscina pubblica nel quale non c’era ombra di arricchimento personale.
Ribadiamo il concetto: quello che per la politica è un colpo di spugna, per la magistratura è un necessario percorso di autoriforma. E il carcere preventivo, necessario per la politica, diventa improvvisamente non necessario quando a essere coinvolti sono i magistrati. (fonte Linkiesta)

Il silenzio-assenso della politica sta facendo il suo corso,una nuova pagina di storia sarà aggiunta nella “STORIA DELLA REPUBBLICA ITALIANA”,peccato che sarà una brutta pagina!

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Maurizio Inturri

Collaboratore giornalistico indipendente,mi occupo di inchiesta sulla mafia e criminalità organizzata. Laureato in Scienze della Comunicazione Executive Master in Scienze Criminologiche Autore del libro Cogito ergo sum...ma non troppo,anno 2015 Autore del libro L'Antistato-Volume I°-L'inizio edito a marzo 2019
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