Pentiti e testimoni contro una Politica indifferente.Borrometi tace!

L’ultimo dell’anno con video intervista e gli auguri particolari per una Politica “indifferente” e contro gli interessi delle varie DDA,mentre il noto giornalista Paolo Borrometi non va oltre alle parole.

Quasi 60 minuti di video intervista insieme ai collaboratori e testimoni di giustizia per raccontare e riassumere un altro anno lontano da ciò che in queste festività accomuna noi italiani “la nascita del bambino che da uomo chiederà al Padre il perdono per tutti noi”, Gesù Cristo.
Per Falcone erano uomini da capire, passati da uno Stato organizzato – la mafia – ad uno Stato indifferente – la politica; ad oggi l’indifferenza rimane tale al punto che da ottobre i testimoni di giustizia, Filippo Misuraca e la moglie, hanno inviato tutta la documentazione alla Commissione Antimafia ma non sono stati mai ascoltati tanto meno hanno ricevuto risposta.

Neanche il noto giornalista Paolo Borrometi (intimo amico del Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra,della deputata e testimone di giustizia Piera Aiello) ha speso tempo per chi denuncia ed è abbandonato.

Da qui la rabbia dei collaboratori e testimoni di giustizia nei confronti del Presidente della Commissione Antimafia Nazionale, sen. Nicola Morra che – a dire di qualche collaboratore – trascorre più tempo nei salotti con persone che fino ad oggi, rispetto ai denuncianti, nulla hanno dato allo Stato e che stanno ricevendo più aiuti e appoggi politici.
Il servizio di protezione, confermano, è una falla perché la politica non ascolta e non da ancora un senso ai denuncianti, testimoni o collaboratori, che aiutano i magistrati e le Forze dell’ordine ad effettuare blitz.
Si sentono abbandonati, nel mirino di chi li vuole morti ad ogni costo, con le porte sbattute in faccia anche dalle banche solo perché etichettati “testimoni o collaboratori” come nel caso dei Misuraca. Dichiarano in un unico coro: “Queste feste sono per loro che sono ben retribuiti e con tutti i diritti, per noi e i nostri figli non ci sono feste tanto meno diritti solo apprensioni e preghiere che non ci uccidano”.
Durante l’intervista si confessano e parlano di tutto, da come il super latitante Matteo Messina Denaro da Castel Vetrano domini attraverso Palermo, Catania fino ad arrivare a Siracusa col ramo dell’imprenditoria; come, nonostante le denunce e le testimonianze, i Misuraca non sono riusciti a fermare il fisco e riprendere l’attività come una volta in modo da poter ridare lavoro ai dipendenti che hanno perso.

È possibile credere alle parole di Paolo Borrometi quando dice:”I figli non possono pagare nessun errore” e poi lasciarli alla balia dell’indifferenza?

Parole,parole e parole…

Gli intervistati inviano gli auguri al sen. Morra affinché si senta a suo agio e si riprenda presto dalle feste, in modo tale che a gennaio possa ascoltare i loro problemi e iniziare a risolvere le falle del NOP (Servizio di Protezione Centrale) dal problema delle case (sempre le stesse e conosciutissime sia da quelli del luogo sia dalla criminalità) a quelli dei documenti anagrafici (perché solo rispettando i patti scritti non si creino parassiti).

Il collaboratore di giustizia Rosario Piccione ha raccontato, come potrete sentire nell’intervista, di essere stato abbandonato per dieci anni anche dal figlio perché “pentito e quindi infame”. Ma pochi giorni fa lo stesso lo ha chiamato per metterlo al corrente che sta per diventare nonno e che lo vorrebbe al suo fianco, in quanto dopo tanti anni ha capito che la scelta del padre di passare tra le fila dello Stato è stata una scelta giusta.
Lo stesso Piccione alcune settimane fa ha testimoniato nel processo tenutosi a Messina Santapaola + 23.
Sconfortato e demoralizzato si è dimostrato il collaboratore di giustizia Benito Morsicato costretto a lasciare il programma di protezione per le varie falle, è ritornato a vivere nella sua città.
Morsicato era specialista nel racket e intimidazioni, nel 2014 finì nel blitz antimafia denominato Reset, quando bisognava intimidire un commerciante lui rispondeva signor sì.
La sua carriera in Cosa Nostra lo descrive tra le gerarchie, era un soldato della famiglia mafiosa di Bagheria, pluri pregiudicato per rapina, autista del Coinres e responsabile di alcuni danneggiamenti.
Morsicato come Piccione spiegano durante l’intervista come convincevano i commercianti a pagare il pizzo.
Il collaboratore è stato testimone in diversi processi e ha spiegato come fiancheggiavano il super latitante Matteo Messina Denaro. Tutta un’altra storia quella della famiglia Misuraca minacciata con: proiettili, teste d’agnello o di maiale mozzate, macchine bruciate, mezzi danneggiati, un cavallo fatto ritrovare senza zampe e quattro cagnolini tutti senza testa.

Raccontano: “Abbiamo subito più di 32 atti intimidatori veri l’ultimo qualche mese fa, hanno staccato le ruote all’auto di mia moglie”.
“La nostra è una drammatica routine che va avanti ormai da sei anni, infatti dal 2013 siamo presi di mira dal clan dei Lo Piccolo. Abbiamo denunciato e fatto compiere grossi blitz e fatto arrestare esponenti delle famiglie mafiose di Giardinello, Partinico e San Giuseppe Jato fino a Altofonte, Carini, San Cipirello e Corleone.”
“Con le nostre denunce e testimonianze si sono fatti processi con oltre 60 imputati, tra gregari e boss, con un bilancio di quattro ergastoli e quattro Comuni sciolti per mafia. Una cosa grossa, in un’intercettazione parlano anche di me, “sgannatici i amme e vedete se paga”, erano pronti a farmi del male”.
Continuano i coniugi Misuraca: “Noi siamo stati abbandonati da tutti. A noi non interessano i soldi o la scorta, chiediamo solo di essere messi in condizione di lavorare normalmente, la nostra azienda non è fallita, è ancora attiva, ma da quando abbiamo denunciato nessuno ci dà lavoro. E a voltarci le spalle sono anche le banche“.
Insomma, è una video intervista da ascoltare e divulgare per dare valore al coraggio di queste persone e una spinta alla “Politica” che sembra indifferente.

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