Roberto Cappuccio e Rosario Piccione

Processo Beta.Il collaboratore di giustizia Rosario Piccione super testimone al processo Santapaola+29.

Ennesima udienza per il collaboratore di giustizia Rosario Piccione,chiamato a testimoniare in videoconferenza da una località protetta scortato dall’arma dei Carabinieri che vigila sempre sul pentito valorizzato dalle procure di Messina e Catania.

Messina.Si è svolto,stamane 4 dicembre,presso la Prima Sezione Penale del Tribunale di Messina,il processo scaturito dall’ “Operazione Beta” che vede alla sbarra il fior fiore della potente mafia,Santapaola-Ercolano.

A deporre da una località protetta in video conferenza,il collaboratore di giustizia Rosario Piccione,ex appartenente al clan Bottaro-Attanasio,che già nel 2003 e nel 2006 aveva rilasciato testimonianza sugli affari mafiosi che hanno portato all’operazione Beta,coinvolgendo il noto imprenditore Rosario Cappuccio.

Il processo vede alla sbarra Santapaola+29,tra cui l’imprenditore siracusano Roberto Cappuccio.

Il provvedimento di applicazione di misura patrimoniale nei confronti di Roberto Cappuccio fu emesso dal Tribunale etneo;i procuratori di Catania,grazie alla Sezione Misure di Prevenzione,sequestrarono al Cappuccio:attività commerciali, immobili, beni mobili registrati e disponibilità finanziarie,per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro.

L’accusa per lo stesso è di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso,i Pm definirono il Roberto Cappuccio «soggetto socialmente pericoloso» e questo per via dei suoi rapporti con esponenti della criminalità organizzata. Dal clan Bottaro-Attanasio alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano, in particolar modo con la cellula attiva nel Messinese.

Nello specifico, Cappuccio è stato rinviato a giudizio per aver, nella qualità di socio della “Cooperativa Italiana di Catering”, preso parte a una serie di condotte intimidatorie, unitamente ad appartenenti al sodalizio mafioso, finalizzate a porre in essere un forzato recupero crediti nei confronti di una società commerciale fornitrice della stessa cooperativa.
Successivamente,il Tribunale di Messina ha evidenziato come lo stesso,sulla base delle dichiarazioni riscontrate dal collaboratore di giustizia,Rosario Piccione,avesse intessuto rapporti economici di cointeressenza,già negli anni Novanta, con esponenti del clan mafioso “Bottaro-Attanasio”.

Agli atti si legge che Cappuccio aveva acquisito partecipazioni societarie unitamente a un familiare di Ernando Di Paola,condannato per associazione mafiosa per la sua appartenenza al clan “Bottaro-Attanasio” per fatti commessi dal 1990 al 2002 ed oggi libero.

A carico di Cappuccio,la SCO ha acquisito una vasta documentazione bancaria e contabile,dalle evidenze di atti pubblici e scritture private e,da ultimo,intercettazioni eseguite nell’ambito della citata operazione “Beta” della Procura Distrettuale antimafia peloritana.

La storia
Nel dettaglio, tra le operazioni esaminate dalle Fiamme Gialle etnee, figurano,tra le altre:l’acquisizione nel 2001 ad opera di Cappuccio di un’imbarcazione da un familiare di un appartenente a un sodalizio mafioso poi destinatario di una misura di prevenzione patrimoniale;il patrimonio sequestrato,dalle Fiamme Gialle etnee,ammontava a circa 40 milioni di euro ed era costituito da due fabbricati – tra cui una villa di 10 vani con piscina situata a Siracusa -,32 rapporti bancari, un’autovettura del valore commerciale all’acquisto di circa 50.000 euro nonché le seguenti imprese:“Unigroup Spa”,con sede in Melilli,esercente l’attività di “commercio all’ingrosso di generi alimentari,prodotti lattiero-caseari,bevande e bibite alcooliche ed analcooliche,prodotti surgelati” attiva dal 2004,ultimo fatturato dichiarato di 31 milioni di euro;“Family Group Srl”,con sede in Siracusa,esercente l’attività di “somministrazione di alimenti e bevande,Bar” attive dal 2015,ultimo fatturato dichiarato di 891.000 euro.

Roberto Cappuccio Unigroup
Roberto Cappuccio Unigroup

Oltre le sopra attività,al Cappuccio,sono state riconducibili le seguenti attività:il “Resort Cala Petra”;rinomate attività di ristorazione nei centri di Ortigia e Fontane Bianche;la “Be.Ca. Srl”,con sede in Siracusa,attività di “agenti e rappresentanti di altri prodotti alimentari;tabacco” attiva dal 1994,ultimo fatturato dichiarato 36 mila euro.

Le dichiarazioni di Rosario Piccione
Le dichiarazioni rese “dal ragioniereRosario Piccione,subito dopo la sua collaborazione iniziata nel 2002(due mesi dopo l’arresto al Medimax),al Pubblico Ministero Andrea Palmieri,chiamavano in causa Roberto Cappuccio,indicandolo come “avvicinato” al “clan mafioso Bottaro-Attanasio”,ed in particolar modo come amico e finanziatore di Ernando Di Paola e Alfredo Franzò, questi ultimi due brillanti imprenditori nel settore della enogastronomia,oggi liberi.

Piccione Rosario-fonte Diario1984

Il Piccione dichiarava,sempre al Pubblico Ministero Andrea Palmieri presso la caserma principale dei Carabinieri di Catania,riferendo sui presunti traffici economici sia dei suoi compagni di clan Ernando Di Paola,Alfredo Franzò,Salvatore Scala,Angelo Iacono, Pietro Milazzo, Maurizio Midolo,detto ‘u sciuri;sia il Roberto Cappuccio,parlando del giro di affari, leciti e loschi, in cui lo stesso era coinvolto negli anni in cui era un “signor nessuno”.

Lo stesso collaboratore di giustizia,Rosario Piccione,in quelle dichiarazioni rese, indicava il Cappuccio come il finanziatore della latitanza, a Milano, di Ernando Di Paola quando quest’ultimo era ricercato nel lontano 2001 per l’inchiesta delle infiltrazioni mafiose all’Inda,nonché che agli inizi della sua attività imprenditoriale il Cappuccio ha aperto e gestito alcuni supermercati nelle zone balneari tra cui il Samoa e la B&C,parlando anche di una frode miliardaria ai danni della Yogurt Muller, delle quote azionarie pagate nel parco giochi dell’Acquapark e per la gestione del parcheggio, dei generosi contributi corrisposti ad alcuni componenti del clan per metterli in condizione di prendere in affitto un capannone alla Targia, di proprietà di Luciano Veneziano per vendere cesta natalizie.

Affermato come collaboratore di giustizia e valorizzato al massimo dai Pubblici Ministeri di Messina e di Catania,Rosario Piccione – ancora una volta,stamane e a programma di protezione terminato da oltre due anni – si è messo a disposizione dei magistrati di Messina e di Catania per riaffermare le sue dichiarazioni sul conto dell’imprenditore Roberto Cappuccio,in particolar modo per riferire ai giudici quali fossero realmente i rapporti di Cappuccio con gli esponenti del clan mafioso Santapaola di Catania e con i “picciotti” del gruppo mafioso Bottaro-Attanasio di Siracusa.

Nonostante stamane in aula ci fosse il legale del Roberto Cappuccio,l’avv.Bruno Leone,che anni fa sottolineava come il provvedimento “si basa su dichiarazioni di un collaboratore di giustizia,rese una decina di anni fa e alle quali il tribunale penale di Siracusa non ha creduto”,oggi nessuna domanda ha voluto porre allo stesso “collaboratore di giustizia” per smentirlo.

Rosario Piccione,raggiunto da noi telefonicamente,ha dichiarato di essere rimasto di stucco nel non sentirsi porre domande dalla difesa del “Cappuccio”,visto e considerato che le sue dichiarazioni,da diversi appartenenti a vari clan,sono state “considerate e sbandierate come inattendibili”.

La famiglia Romeo – Santapaola

Una strategia estranea a “Cosa Nostra” quella messa in campo dagli eredi mafiosi del famoso “killer e capomafia Nitto Santapaola”.

La famiglia “Santapaola-Romeo” è il segno della contiguità del nuovo “crimine organizzato” che lega:Mafia,’Ndrangheta,Imprenditori e Politica.

I membri

Alcuni membri della famiglia di Catania si erano spostati nel comune di Messina,ci riferiamo a Pietro Santapaola e Vincenzo Santapaolanipoti diretti di Nitto Santapaola – e al cognato Francesco Romeo,quest’ultimo aveva sposato Concettina Santapaola,sorella di Nitto Santapaola.

Secondo gli inquirenti,”la famiglia” era riuscita ad infiltrarsi e padroneggiare nei rioni che appartenevano ad altri “clan locali” nella periferia sud di Messina.

Gli inquirenti riferiscono di un’organizzazione,quella dei “Romeo-Santapaola”, superiore e sovraordinata,solidamente strutturata,che riesce a penetrare nel tessuto finanziario ed economico locale e nazionale,anche grazie alla fidelizzazione di professionisti, imprenditori, funzionari e pubblici amministratori.

L’Analisi criminale del maresciallo Musolino…

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