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Siracusa.L’ex moglie del collaboratore di giustizia Rosario Piccione vuole togliere il cognome al figlio.

Siracusa.L’ex moglie del collaboratore di giustizia Rosario Piccione vuole togliere il cognome al figlio.

Era l’ottobre del 2008,quando la moglie del collaboratore di giustizia Rosario Piccione,senza dire nulla al marito,decise in modo unilaterale di voler cambiare il cognome al figlio minorenne.

Oggi,dopo 11 anni,la donna ci prova nuovamente e sempre nello stesso modo.

A.L.,dopo essersi risposata da pochi mesi,ha deciso di voler dare al figlio di Rosario Piccione il cognome del nuovo marito e si è rivolta nuovamente al Tribunale dei minori di Catania.

Una storia tutta siciliana e che appartiene soprattutto a quelle famiglie che non vogliono riconoscere i “pentiti”.

Piccione,ex appartenente al clan Bottaro-Attanasio,collaboratore di giustizia da oltre 15 anni,nonostante abbiamo terminato il programma di collaborazione, rimane isolato dagli affetti familiari.

Non basta all’ex ragioniere,oggi con una nuova vita e lavoro,continuare a rimanere a fianco delle forze dell’ordine e delle procure per riaffermare la sua scelta di “aver preso la decisione giusta e la strada della giustizia con lo Stato”;di aver continuato ad aiutare il figlio in tutti i modi,soprattutto moralmente che economicamente,ma – racconta il Piccione – dopo che la stessa ha iniziato la nuova convivenza mi ha impedito di vedere e tenere con me il bambino,contrariamente a quanto aveva stabilito il presidente del tribunale in fase di separazione.

Rosario Piccione e il prof.Enzo Guidotto
Rosario Piccione e il prof.Enzo Guidotto dopo una conferenza antimafia

Per i molti che non sanno,la scelta di collaborare con la giustizia dopo un arresto viene presa anche nel contesto familiare ed io la presi parlandone con l’allora mia moglie A.L. come risulta dagli atti procedurali.

«Oggi mio figlio,quasi diciasettenne,fa parte integrante del mio passaggio tra le fila dello Stato,ho vissuto i suoi primi mesi di vita e poi gli anni a seguire tramite lo sforzo dello Stato che non mi ha allontanato da quei doveri genitoriali,facendo in modo che trascorressi momenti con lui in ogni luogo,tramite il servizio di protezione,in diversi hotel».

Continua Rosario Piccione nel suo racconto:

«Solo dopo aver iniziato una nuovo rapporto,mia moglie si rifiutava di farmi vedere mio figlio,nonostante avessi acconsentito alla separazione e agli atti il presidente del tribunale mi consentiva di vederlo e tenerlo con me per 48 ore ogni 15 giorni e alternatamente nelle feste,anche a questo si è rifiutata la mia ex moglie pur di non avere a che fare con un “pentito”.

Il culmine lo scorso anno,quando con l’avvenuta scomparsa di mio padre,ha rifiutato un lascito monetario che mio padre aveva fatto per mio figlio,questo sottolineava già il pensiero mai scomparso della mia ex moglie,cioè:l’odio verso per i “pentiti” o la minaccia di “qualcuno” per allontanarmi tutti i miei affetti e ciò oggi non mi stupisce,considerato che prima di me aveva un legame con un ex appartenente al clan».

Oggi ribadisco che mi rivolgerò nuovamente alla Procura e alle autorità per vedermi garantire quei diritti di genitore che mai ho perso,come la potestà genitoriale!

Rammentando quanto previsto dalla normativa per il cambio del cognome,vogliamo ricordare con questo articolo che:

I giudici amministrativi rammentano come nel nostro ordinamento sia riconosciuto il diritto al nome (art. 6 c.c.), comprensivo del prenome e del cognome, e ne sia prevista la tutela (artt. 7 e 8 c.c.), intesa non tanto come tutela del segno distintivo della persona, ma come tutela dell’identità personale.

In particolare, si rammenta come la giurisprudenza amministrativa abbia chiarito che la domanda (di cambiamento o aggiunta al nome/cognome) proposta ai sensi dell’art. 89, d.p.r. n. 396/2000, può essere sostenuta anche da intenti soggettivi e atipici, purché meritevoli di tutela e non contrastanti con il pubblico interesse alla stabilità ed alla certezza degli elementi identificativi della persona e del suo status giuridico e sociale (ex plurimis, Cons. St., III, 15 ottobre 2013, n. 5021).

Qui la sentenza integrale del T.A.R. 11410/2018

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Maurizio Inturri

Giornalista GNS Press - IPC Mi occupo di inchiesta sulla mafia e criminalità organizzata. Laureato in Scienze della Comunicazione Executive Master in Scienze Criminologiche Autore del libro Cogito ergo sum...ma non troppo,anno 2015 Autore del libro L'Antistato-Volume I°-L'inizio edito a marzo 2019

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