Siamo agli sgoccioli del 2018 e nella grande Metropoli siracusana la situazione, a parte qualche eccezione,sembra non voler cambiare tra chi ha il dovere di informare e raccontare e chi il diritto,garantito dall’articolo 21 della nostra Costituzione Italiana,di scrivere.

A decidere le notizie(oggi più presenti sui social grazie al web)che devono avere visibilità e, quindi, meritano lettura, sono i lettori,additati spesso con appellativi vari: facebookiani,navigatori,smanettatori e così via…
Scritto in questo modo sembra facile capirne il contesto,ma purtroppo non lo è…
C’è una differenza abissale tra informazione e comunicazione,ed è qui il nocciolo della questione per chi,oggi,vuole offrire competenze nella società.
Una questione trattata spesso nell’ambito dell’informazione è la seguente:
come è possibile riconoscere una falsa informazione (fake news) e che cos’è una fake news?
Innanzitutto, con fake news si intende non solo la notizia – ipoteticamente falsa – ,ma anche immagini,video,report,interviste e tutto ciò che viene pubblicamente inviato nel web.
A questo punto basti pensare che ogni minuto circolano sul web milioni di fotogrammi e che da ogni fotogramma è possibile realizzare una immagine falsa!!
Chi dovrebbe riconoscere e denunciare questa fake news e chi dovrebbe risarcire il lettore?
Badiamo bene alle etichette !
A questo punto dobbiamo dire grazie alla nostra legislazione, che lascia solo ai giudici l’interpretazione delle leggi!!
Vediamo un caso..
Tra il 14 e il 15 agosto 2018 quasi tutte le testate giornalistiche e TV nazionali parlavano del Crollo del Ponte Morandi di Genova, trasmettendo il video degli ultimi istanti prima del crollo e raccontando, oltre che delle vittime e dei miracolati sopravvissuti,del traffico di tir e auto. Ecco un link di esempio da leggere clicca qui
Il video,purtroppo,mandato in onda era in parte un “fake”,da cui sono stati tratti articoli!!
Grazie a Luciano Consorti,presidente della Desiagency,a settembre sono partite una serie di esposti e denunce presso la procura della Repubblica di Teramo,in quanto il Video del Ponte Morandi di Genova rilasciato ai Media da un Ufficiale dalla Squadra mobile di Genova era stato manomesso.(leggi l’articolo)

Fonte DESIAGENCY

A questo punto,ancora una volta,la domanda sorge spontanea:chi aveva il compito di verificare il video e di rettificare le notizie? Chi pagherà questa beffa?
Il nostro obiettivo,come Amattanza,è continuare a seguire l’esempio di Beppe Alfano,fare nostre le parole di un articolo pubblicato su Articolo21 (leggi qui),di cui pubblichiamo solo questo piccolo stralcio:

Esistono, purtroppo, migliaia di persone a Siracusa che hanno sofferto e soffrono la crisi economica, che non hanno lavoro ma che per questo non delinquono.
“Pippo” – o “Pluto” o “Cesco” – non sono eroi, deve essere ben chiaro.
Noi, invece, dobbiamo informare e convincere quella zona grigia dell’opinione pubblica che non denuncia, che ha paura del mondo di sotto, a scendere in campo. Dobbiamo denunciare quei rapporti fra politica e mafie, quei silenzi striscianti, quel tentativo di scambiare il “diritto” con il “favore”, senza mai arretrare, né per paura né, tantomeno, per convenienza di “quieto vivere”.
E fino a quando l’informazione, tutta l’informazione, non scenderà in campo in questa battaglia avremo tutti perso.

Riportiamo,infine,quest’altro stralcio di articolo di TP24,che esprime dissenso ad alcune “etichette” :

So bene, e voglio sottolinearlo, che ci sono giornalisti che indagano sulla mafia con competenza e coraggio e che nove di loro hanno pagato questo impegno con la vita, ma mi pare che nessuno di loro sia stato etichettato come giornalista antimafia e se lo fosse stato non credo avrebbe gradito quell’appellativo. Ma penso anche che alcuni giornalisti si fregino di questo titolo per darsi importanza e nascondere magari lacune professionali, deficienze che non li farebbero brillare.

Un bravo giornalista per qualificarsi non ha bisogno di foglie di fico, né di alcuna etichetta, né di indossare divise. Per lui parla il suo lavoro. È un bravo giornalista chi racconta fatti di interesse pubblico, anche quei fatti rognosi che alcuni vorrebbero tenere nascosti. È un bravo giornalista chi cerca attivamente le informazioni, sa scovarle, interpretarle, metterle in fila nell’ordine giusto ed esporle in modo da farne comprendere la portata e il senso complessivo. È un bravo giornalista chi si sforza di descrivere la realtà vera senza purgarla, senza abbellirla, senza neppure chiedersi a chi giova la conoscenza di quei fatti.

Il giornalista che agisce così fa bene il suo mestiere, non è in guerra con nessuno, se non con chi vorrebbe tenere segreti fatti e circostanze che i cittadini hanno il diritto di conoscere. Chi agisce così, chi fornisce informazioni veritiere svolge un servizio pubblico e la legge dovrebbe riconoscerlo. Dare ai cittadini gli elementi necessari per orientarsi e compiere scelte consapevoli è importante quanto fornire l’istruzione di base, e forse anche di più poiché soltanto nella misura in cui sono informati i cittadini possono partecipare attivamente e in piena autonomia di giudizio alla vita pubblica.
Se sono questi i compiti e i doveri di ogni giornalista, che senso ha definire qualcuno “giornalista antimafia”? Che senso ha che alcuni si auto-definiscano tali? Nessuno, credo.

Infine, c’è l’accezione più comune che si dà a questo termine e merita una riflessione a parte. Come giornalista antimafia spesso si indica chi ha canali informativi privilegiati con le Procure della Repubblica e con alcuni procuratori. Come ha scritto l’avv. Andrea di Pietro LEGGI IL TESTO a volte questi legami fra alcuni giornalisti e alcune procure sono troppo stretti. Condivido il ragionamento. Quante volte un certo giornalismo ha raccontato le vicende di mafia osservandole attraverso gli atti della Procura e senza un’osservazione diretta della realtà? Quante volte un certo giornalismo ha parteggiato per le procure, gridando allo scandalo quando un Tribunale assolveva qualcuno? Quante volte la mafia è stata descritta (soltanto) attraverso le tesi della pubblica accusa, anche in processi a carico di personaggi di notevole rilievo? E quanti giornalisti sono diventati esperti conoscitori della mafia per il semplice fatto di avere partecipato a incontri con alcuni magistrati “antimafia”? Forse, troppe volte.

Valerio Vartolo

L’avvocato Valerio Vartolo fa parte dello Sportello Legale di Ossigeno per l’Informazione che fornisce assistenza ai giornalisti in difficoltà a causa del loro lavoro.

Fonte TP24

Sperando di averti fatto cosa gradita con questo articolo corredato da fonti autorevoli,Vi auguriamo una buona giornata.

a cura della Redazione

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Collaboratore giornalistico indipendente,mi occupo di inchiesta sulla mafia e criminalità organizzata. Laureato in Scienze della Comunicazione Executive Master in Scienze Criminologiche Autore del libro Cogito ergo sum...ma non troppo,anno 2015 Autore del libro L'Antistato-Volume I°-L'inizio edito a marzo 2019